Amore al primo sorso

dal produttore a casa tua in pochi click


Nessuno beve vino perché ha sete,

tuttavia un buon vino riscalda il cuore.

 

cit. Mario Tabita




Le nostre promozioni

Vino Birra e Grappa

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Abbinamento in cucina

Brasato al Barbera

INGREDIENTI

-1 kg di polpa di manzo

-1 bottiglia  di vino rosso Barbera 

-2 carote

-1 cipolla

-2 gambi di sedano

-Rosmarino q.b.

-3 foglie di alloro

-3 chiodi di garofano

-Brodo di carne q.b.

-Farina q.b.

-Olio extravergine di oliva q.b.

-Pepe nero q.b.

-Sale q.b.

PREPARAZIONE

Cominciate con il lavare, asciugare e tagliare a pezzi grossi le vostre verdure. Legate le erbe aromatiche con uno spago da cucina per evitare di disperderle durante la cottura. Prendete una capiente casseruola, possibilmente a bordi alti, e coprite il fondo con l’olio extravergine di oliva. Infarinate leggermente il pezzo di carne e fatelo rosolare molto bene su tutti i lati a fiamma vivace.

Aggiungete le verdure, le erbe aromatiche, i chiodi di garofano, aggiustate di sale, pepe e versate tutto il vino Barbera. Mantenete la fiamma a fuoco moderato e lasciate cuocere per circa 2 ore e mezzo, fino a quando la carne sarà ben morbida. Nel caso in cui durante la cottura il sugo si dovesse asciugare troppo, aggiungete poco brodo di carne tiepido alla volta.

A fine cottura estraete la carne dalla casseruola e lasciatela raffreddare su un tagliere di legno. Nel frattempo, eliminate le erbe aromatiche e frullate il fondo di cottura. Tagliate a fettine la carne e rimettetela in pentola insieme al suo sugo, scaldandola prima di servirla.

Buon appetito!

 


L'angolo del Sommelier

CONVIVIO

Fotografia della facciata del Palazzo sui toni dell'azzurro e dell'ocra che si ritrovano nel giardino con l'azzurro di Agapanthos e Glicini.
Fotografia della facciata del Palazzo sui toni dell'azzurro e dell'ocra che si ritrovano nel giardino con l'azzurro di Agapanthos e Glicini.

Piacere e vino

 

Ho già parlato dei rapporti tra vino e politica, parziale declinazione delle correlazioni tra vino e potere. Uno degli aspetti relativi a questo rapporto è ovviamente anche legato alla rappresentazione sociale delle interazioni tra gli uomini, specialmente se questi sono uomini di potere. Il convivio, l’intrattenimento sociale, le feste ed I banchetti, come mezzo per “intavolare” relazioni e trattative, accezione che mette in evidenza il legame tra il cibo e l’effetto che il cibo deve veicolare. In questo ambito Palazzo Podestà, o Palazzo di Nicolosio Lomellino, sito in Via Garibaldi al numero 7, a Genova, ne costituisce un buon esempio. Il Palazzo è parte della lista che costituisce il Sistema dei Rolli, riconosciuto come Patrimonio Unesco nel 2006. L'idea del Sistema dei Rolli era quella di fornire una versione grandiosa di un bed & brekfast ante litteram per i plenipotenziari e sovrani in visita alla città, utilizzando a turno le dimore genovesi che facevano parte di quest'elenco. Ovviamente le magioni dovevano corrispondere a criteri di sontuosità, simili alle stelle attuali. Quello che rende il Palazzo interessante sono I dettagli di struttura architettonica, ed in questo caso anche paesaggistica, che danno un’idea del livello raggiunto dai nobili Genovesi nel ‘600. Il Palazzo è stato costruito a metà del '500, 1559-1565, ed è rimasto di proprietà dei Lomellino per un breve periodo, all'inizio del '600 (1609) passò già di mano, rispettivamente ai Centurione prima, ai Pallavicini (1711) ed ai Raggi successivamente, sino a diventare nell'800 proprietà di Andrea Podestà, più volte sindaco di Genova nella seconda metà dell'800. Il progetto iniziale di Giovan Battista Castello, il "Bergamasco", e di Bernardino Cantone sviluppa a Genova lo stile di stucchi introdotto nel Palazzo del Principe, proprietà di Andrea Doria, negli anni 1529-1533, da Perino Buonaccorsi, detto Perin del Vaga (1501-1547), allievo di Raffaello, che li utilizzò nelle Logge Vaticane. La facciata mostra erme femminili alate, festoni, nastri, armi, ghirlande, nei toni dell'azzurro e dell'ocra. L'atrio riprende su una pianta ovale i decori esterni sui toni azzurri e bianchi in stile manierista, dopo Firenze e Mantova, dove nel periodo 1524-1534, venticinque anni prima, Giulio Romano costruisce il Palazzo Te.

 

Sempre nell'atrio, come sfondo visibile dalle terrazze sovrastanti il retro del palazzo, verso il giardino a terrazze che sale in direzione di Catelletto, si trova un ninfeo settecentesco che occupa un'altezza su due piani, disegno di Domenico Parodi (1672-1742), che è anche il responsabile dell'attuale disposizione del giardino soprastante.

Un interessante inciso riguarda la presenza all'interno del Palazzo di affreschi incompiuti di Bernardo Strozzi (1581-1644), eseguiti negli anni venti dei '600 e raffiguranti la “La Fede che sbarca nel Nuovo Mondo”. I dipinti, commissionati da Luigi Centurione, rappresentano l'arrivo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo assieme alla Fede ed ai Quattro Evangelisti. L'affresco, lasciato incompiuto dallo Strozzi per diatribe di soldi con la committenza è stato riscoperto nel 2002 dietro un controsoffitto che lo ricopriva. La famiglia Centurione celebra con quest'opera il suo ruolo di cofinanziatore dell'impresa. Ricordo che uno dei documenti comprovanti l'origine genovese di Colombo riguarda un'atto notarile, il cosidetto Documento Assereto, comprovante i rapporti tra Colombo e i Centurione per il commercio dello zucchero e risalente al 1478, il documento è dell'anno successivo. 

Ma la parte superiore del giardino è forse ancora più interessante per le sue simbologie. Il giardino utilizzava le acque provenienti da Castelletto per alimentare i ninfei e le fontane. Ricordo che esiste a tutt'oggi un torrente, completamente ricoperto che scorre sotto Via Luccoli, Via Orefici, Piazza Banchi sino al mare e che era in origine uno dei punti di approdo del porto, e che proviene dalla collina. Le acque convogliate dietro alla villa venivano accumulate in una torre che funzionava sia da punto sopraelevato di osservazione sia da riserva d'acqua,fatta erigere dal Lomellino è tuttora visibile ed ha una struttura simile ad un minareto.

 

La parte restante del giardino al livello superiore è apparentemente molto semplice ma piena di rimandi all'amore, all'eros, ed al vino. Nell'ampia area sovrastante si

trovano un'area lastricata in ciottoli con una fontana circondata da aiuole molto ampie ripiene di soli Agapanthus, fiori azzurri, come i colori della facciata e dell'atrio. Il nome deriva dal greco agàpe (amore) e ànthos (fiore). Ricordo che il genus Agapanthus fu stabilito dal botanico Charles Louis L'Héritier de Brutelle nel 1788. E' quindi ovvio che l'aggiunta sia più recente, rispetto al periodo di costruzione del giardino, la pianta è originaria del Sudafrica la cui colonizzazione iniziale risale al 1652 da parte di coloni Olandesi. Su uno dei due lati una galleria in ferro sostiene una schiera di Glicini, anch'essi ovviamente azzurri in fioritura. Da notare che le due fioriture sono asincrone, si avrà quindi in primavera prima la fioritura dei glicini e poi quella degli Agapanthus su di una linea la prima, su dei quadrati azzurri la seconda. In testa al giardino si trovano inoltre due finte grotte, la prima è un secondo ninfeo dove troneggino due figure un Bacco, con il suo otre di vino, e dietro la figura di un satiro beante. Sul lato di sinistra un'altra grotta con due figure un arciere a grandezza naturale nell'atto di utilizzare una qualche arma, ormai scomparsa, contro un cinghiale, anch'esso in marmo, nascosto all'interno della grotta. A decorare le grotte stalattiti e stalagmiti vere provenienti dalle grotte di Toirano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 Monferrato Bianco DOC, Zanè, Caricalasino

Azienda Agricola Ghio Roberto, Bosio.

Vino: Zané, Caricalasino

Tipologia: Monferrato Bianco, DOC

Vitigno: Caricalasino 100 %

Gradazione: 13.0 % v/v

Annata: 2015

Affinamento in legno: no

Temperatura di servizio: 8-10 gradi centigradi.

Produttore: Azienda Agricola Ghio Roberto, Vigneti Piemontemare, Bosio (AL)

Il vino si presenta di un colore giallo paglierino lievemente

dorato, il naso è schietto, fine, con sentori balsamici,erbe

aromatiche, poco fruttato, con una nota di sentori resinosi

arborei.

Al gusto è fresco, sapido, acido senza essere

eccessivo, induce salivazione,al retrogusto una nota

gradevole di nocciole, piacevole. La persistenza è buona. Il

vitigno, spesso citato come Barbera Bianco, risulta

classificato a parte rispetto al Barbera Bianco nel Registro

Nazionale, è un recupero di vecchi cloni prodotto in piccole

quantità di cui si sta tentando il rilancio. Secondo i ricercatori del Catalogo Nazionale è un vitigno imparentato con Vermentino, Pigato e con la Favorita d'Alba. I produttori al momento sono pochi, Ghio, l'Azienda Agricola Crussin, l'Azienda Marenco a Strevi. Il Zanè viene coltivato nel comune di Bosio, in posizione scoscesa su terreni del Miocene con arena, sabbie e marne che sfruttano l'influenza del "marino". Le caratteristiche ampelografiche, grappoli giustamente spargoli con buccia spessa, e quelle organolettiche, ne fanno un vitigno da seguire, e con potenzialità interessanti.Per gli abbinamenti è ottimo con le carni bianche, il pesce, il fritto. 

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