Amore al primo sorso

dal produttore a casa tua in pochi click


Nessuno beve vino perché ha sete,

tuttavia un buon vino riscalda il cuore.

 

cit. Mario Tabita




Le nostre promozioni

Vino Birra e Grappa

Visita la sezione “Le nostre promozioni” per vedere tutte le offerte.

Abbinamento in cucina

Brasato al Barbera

INGREDIENTI

-1 kg di polpa di manzo

-1 bottiglia  di vino rosso Barbera 

-2 carote

-1 cipolla

-2 gambi di sedano

-Rosmarino q.b.

-3 foglie di alloro

-3 chiodi di garofano

-Brodo di carne q.b.

-Farina q.b.

-Olio extravergine di oliva q.b.

-Pepe nero q.b.

-Sale q.b.

PREPARAZIONE

Cominciate con il lavare, asciugare e tagliare a pezzi grossi le vostre verdure. Legate le erbe aromatiche con uno spago da cucina per evitare di disperderle durante la cottura. Prendete una capiente casseruola, possibilmente a bordi alti, e coprite il fondo con l’olio extravergine di oliva. Infarinate leggermente il pezzo di carne e fatelo rosolare molto bene su tutti i lati a fiamma vivace.

Aggiungete le verdure, le erbe aromatiche, i chiodi di garofano, aggiustate di sale, pepe e versate tutto il vino Barbera. Mantenete la fiamma a fuoco moderato e lasciate cuocere per circa 2 ore e mezzo, fino a quando la carne sarà ben morbida. Nel caso in cui durante la cottura il sugo si dovesse asciugare troppo, aggiungete poco brodo di carne tiepido alla volta.

A fine cottura estraete la carne dalla casseruola e lasciatela raffreddare su un tagliere di legno. Nel frattempo, eliminate le erbe aromatiche e frullate il fondo di cottura. Tagliate a fettine la carne e rimettetela in pentola insieme al suo sugo, scaldandola prima di servirla.

Buon appetito!

 


L'angolo del Sommelier

COMPLESSITA'

Sotto al titolo una fotografia di una pianta di acacia di costantinopoli in piena fioritura (Albizia julibrissin), detto anche albero della seta.
Sotto al titolo una fotografia di una pianta di acacia di costantinopoli in piena fioritura (Albizia julibrissin), detto anche albero della seta.

L'effetto dell'ambiente

Negli ultimi dieci anni sto mantenendo e coltivando un terreno in Alto Monferrato (Rocca Grimalda) di circa un ettaro. Inizialmente era un prato, a parte alcune piante ornamentali, in quello che era stato concepito come il giardino della casa. Ho aggiunto svariati alberi, partendo da piante molto piccole che hanno richiesto diversi anni per crescere, e ne richiederanno ancora. Oltre a questo ho tagliato l'erba in momenti adatti a lasciare alle piante la possibilità di fiorire e fare semi. Ho messo a dimora un pino, roverelle (Quercus pubescens), querce farnie (Quercus robur), diversi tipi di pioppi, diversi tipi di aceri, salici, alberi da frutta, noci, piracanta (Agazzino), rose officinali, e altro. Le piante hanno richiesto anni prima di raggiungere dimensioni di 3-4 metri. Per il resto, il prato, ho
lasciato fare alla natura ed ho coltivato la vigna, che occupa una parte del terreno, con l'inerbimento totale dei filari, sfalciando regolarmente.

I volatili sono sempre stati presenti, ma tipicamente pochi, il resto dei terreni che circondano la casa sono tenuti a prato o monocoltura di vite, anche se esiste una zona abbastanza selvatica poco distante in un vallone.

Negli ultimi due o tre anni ho visto cambiare la popolazione di uccelli che circolano sul terreno, sopratutto sono comparsi i passeri, che divorano totalmente i frutti colorati delle piracanta, le rondini e i merli, che prima non vedevo, mentre sono sparite le cinciallegre. Vedrò come evolverà, continuerò ad aggiungere piante differenti, sperando in una ulteriore evoluzione. 

Ovviamente questo è poco più di una impressione ma ho un dato quantitativo incontestabile, nei primi anni i frutti delle piracanta rimanevano sino a marcire a migliaia sulle piante, negli ultimi due anni spariscono prima di Natale in un frullare continuo di uccelli. Il risultato sinora mi piace, ma non è certo la ricostruzione di un ambiente ecologico. La pianta in figura, una acacia di costantinopoli (Albizia), perfettamente adattata, e che si riproduce spontaneamente, è una pianta non autoctona per questo territorio, come altre piante che ho messo a dimora. C'è poi un problema di scala, con un ettaro si riesce soltanto a migliorare un terreno, la ricostruzione di un ambiente ecologico avviene su scale molto più ampie.

 

 Con metodi ben diversi, ossia con un lavoro scientifico dettagliato, uno studio recente ha dimostrato che la ricostruzione di territori abbandonati dalle coltivazioni con la crescita di alberi non è sufficiente per reintegrare un'ecologia corretta. Lo studio, commentato su National Geographic e pubblicato su Nature Communications, si riferisce ad un programma di

riforestazione attuato in Cina a partire dal 1999, il così detto Grain for Green Program (GFGP), ed attuato su milioni di ettari. Quello che l'articolo dimostra è che la biodiversità rimane scarsa, malgrado gli sforzi messi in atto. Questo perchè le piante scelte sono di poche varietà ed il tempo dall'inizio del programma, 20 anni, è ancora troppo breve.

Il problema è appunto legato alla complessità. Il concetto di "complesso" e lo studio della "complessità" hanno iniziato ad emergere, in Fisica, in Chimica e Biologia a partire dagli anni '60-'70, per poi diventare ricerca operativa fiorente negli anni '80 e '90, dando origine ad un ambito di ricerca ben definito che al momento comprende studi anche in molti altri ambiti.

Uno dei concetti emersi è legato, specialmente per l'ambito Biologico e Biochimico, alla necessità di un numero abbastanza grande di interazioni differenti per il mantenimento stabile di un sistema. Semplificando un sistema Biologico, sia un organismo od un ecosistema, si mantiene in maniera corretta se le interazioni sono tante e differenti. Detto in altri termini un sistema per mantenersi sano ha bisogno di diversità, più è diverso più riesce a mantenersi stabile. Esemplificando, gli uccelli tendono a specializzarsi, alcuni mangeranno semi, altri mangeranno insetti, altri mangeranno piccoli animali, la loro sopravvivenza dipende da quanto un cerco territorio offre, e da quanto offre durante tutto l'anno. Sia gli insetti sia le piante hanno cicli stagionali, semi e insetti non sono sempre presenti tutto l'anno per sfamare gli animali. Diventa quindi necessario che le piante che vanno a seme e gli insetti, arrivino a maturità in un periodo il più lungo possibile. Si capisce quindi come la diversità, piante precoci, intermedie e tardive, insetti differenti con cicli riproduttivi differenti, siano necessari per mantenere una popolazione di animali in grado di prosperare. Questo permette agli animali di non morire di fame ma ha anche un effetto di contenimento sulle piante e sugli insetti di cui questi animali si nutrono, con il risultato di mantenere la loro popolazione contenuta. Ovviamente questo è un minimo esempio di interazioni che sono in natura molto complesse, schemi simili avvengono nelle competizioni tra insetti e tra piante e, nel terreno, in quelle tra funghi e batteri.

Tutto queso interagire, questo cibarsi a vicenda gli uni con gli altri, genera quello che costituisce un ambiente ecologico. Alle interazioni tra gli animali, tra le piante e tra i microorganismi del suolo vanno poi aggiunte le interazioni con l'ambiente, sia esso il clima - ore di sole, piogge, temperature medie - sia la geologia del terreno - argille, marne, rocce -. Considerato globalmente su una certa area questo genera le caratteristiche di un territorio, il famoso "terroir" dei francesi, il "genius loci", che da ultimo è ormai risaputo essere di importanza fondamentale per il vino.

Ma questo ha delle conseguenze nell'utilizzazione del territorio, la monocoltura estensiva andrebbe monitorata e regolata in maniera opportuna altrimenti si genera disequilibrio. Ogni territorio ha una sua "natura", all'uomo conviene, per una utilizzazione corretta, cercare di limitare il più possibile il suo impatto. La coltivazione forsennata di un'unica specie vegetale andrebbe evitata, il disequilibrio lascia a certe specie la possibilità di crescere indisturbate generando infestazioni. Si crea allora un circolo vizioso con l'intervento forzato di controlli che tendono a semplificare l'intervento peggiorando in ultima analisi la situazione. Si dovrebbe cercare di studiare il modo di mantenere un equilibrio corretto, quantitativo e ponderato, tra le parti di un territorio dove si lascia che la natura faccia il suo corso e quelle parti che vengono utilizzate dal'uomo per le proprie necessità. La saggezza dei monaci Cistercensi che hanno creato storicamente le prime classificazioni dei "clos" in Francia, i territori particolarmente adatti a coltivare la vite, dovrebbe essere tenuta molto di più in considerazione, anche per una gestione corretta del nostro futuro. In altre parole dovremmo cercare di imitare la loro saggezza..

E' facile ottenerlo ? No, non lo è per molti motivi, è un lavoro improbo che implica molta conoscenza e molto studio ed è un problema molto difficile da analizzare e da studiare e che implica anche sacrifici oggettivi in merito alla nostra fatica e limitazioni al nostro profitto che però sono necessari, in ultima analisi ne va della nostra sopravvivenza, il riscaldamento climatico è ormai una realtà, e i segni che si cominciano a vedere sono nefasti, ma di questo riparleremo un'altra volta.

 

 

 

 

CONTINUA A LEGGERE SU

"L'Angolo del Sommelier"

 

Visita la pagina L'angolo del Sommelier per vedere gli articoli passati.

 

Scrivi a Sommelier@divinoilvinowineshop.com per commenti o curiosità.


 Monferrato Bianco DOC, Zanè, Caricalasino

Azienda Agricola Ghio Roberto, Bosio.

Vino: Zané, Caricalasino

Tipologia: Monferrato Bianco, DOC

Vitigno: Caricalasino 100 %

Gradazione: 13.0 % v/v

Annata: 2015

Affinamento in legno: no

Temperatura di servizio: 8-10 gradi centigradi.

Produttore: Azienda Agricola Ghio Roberto, Vigneti Piemontemare, Bosio (AL)

Il vino si presenta di un colore giallo paglierino lievemente

dorato, il naso è schietto, fine, con sentori balsamici,erbe

aromatiche, poco fruttato, con una nota di sentori resinosi

arborei.

Al gusto è fresco, sapido, acido senza essere

eccessivo, induce salivazione,al retrogusto una nota

gradevole di nocciole, piacevole. La persistenza è buona. Il

vitigno, spesso citato come Barbera Bianco, risulta

classificato a parte rispetto al Barbera Bianco nel Registro

Nazionale, è un recupero di vecchi cloni prodotto in piccole

quantità di cui si sta tentando il rilancio. Secondo i ricercatori del Catalogo Nazionale è un vitigno imparentato con Vermentino, Pigato e con la Favorita d'Alba. I produttori al momento sono pochi, Ghio, l'Azienda Agricola Crussin, l'Azienda Marenco a Strevi. Il Zanè viene coltivato nel comune di Bosio, in posizione scoscesa su terreni del Miocene con arena, sabbie e marne che sfruttano l'influenza del "marino". Le caratteristiche ampelografiche, grappoli giustamente spargoli con buccia spessa, e quelle organolettiche, ne fanno un vitigno da seguire, e con potenzialità interessanti.Per gli abbinamenti è ottimo con le carni bianche, il pesce, il fritto. 

Il tuo negozio di vino, acquista quando vuoi e ricevi comodamente la merce a casa tua.

Tutti i vini Rosso, Bianco, Rosè, Bollicine, Grappa ed idee regalo, idee per il compleanno, idee per regali di Natale, idee per i regali di Pasqua. 

 

Scopri la nostra vasta scelta di vini del basso Piemonte: Azienda Agricola Ghio Roberto Vigneti Piemontemare; Azienda Agricola il Rocchin; Azienda Agricola Molinetto di Diego Carrea; Azienda Agricola San Bernardo; Bricola Bruno; Broglia; Cantina Sociale Produttori del Gavi; Distilleria Gualco; Giordano Lombardo Biologico - Biodinamico; La Colombera; La Bollina; La Mesma; La Scolca; Magda Pedrini; Rinaldo Anna; Tenuta la Giustiniana; Vigneti Boveri Giacomo; Villa Sparina.

 

Scopri anche le Grappe con oltre 40 gusti differenti, dalle classiche Cortese, Dolcetto, Moscato. Alle ricercate Stravecchia, Superla,  alle Erbe. Ai gusti naturali Liquirizia, Lampone, Mirtillo, Miele. Alle uniche e rare Grappa di Marcella invecchiata 30 anni!