Amore al primo sorso

dal produttore a casa tua in pochi click


Nessuno beve vino perché ha sete,

tuttavia un buon vino riscalda il cuore.

 

cit. Mario Tabita




Le nostre promozioni

Vino Birra e Grappa

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Abbinamento in cucina

Brasato al Barbera

INGREDIENTI

-1 kg di polpa di manzo

-1 bottiglia  di vino rosso Barbera 

-2 carote

-1 cipolla

-2 gambi di sedano

-Rosmarino q.b.

-3 foglie di alloro

-3 chiodi di garofano

-Brodo di carne q.b.

-Farina q.b.

-Olio extravergine di oliva q.b.

-Pepe nero q.b.

-Sale q.b.

PREPARAZIONE

Cominciate con il lavare, asciugare e tagliare a pezzi grossi le vostre verdure. Legate le erbe aromatiche con uno spago da cucina per evitare di disperderle durante la cottura. Prendete una capiente casseruola, possibilmente a bordi alti, e coprite il fondo con l’olio extravergine di oliva. Infarinate leggermente il pezzo di carne e fatelo rosolare molto bene su tutti i lati a fiamma vivace.

Aggiungete le verdure, le erbe aromatiche, i chiodi di garofano, aggiustate di sale, pepe e versate tutto il vino Barbera. Mantenete la fiamma a fuoco moderato e lasciate cuocere per circa 2 ore e mezzo, fino a quando la carne sarà ben morbida. Nel caso in cui durante la cottura il sugo si dovesse asciugare troppo, aggiungete poco brodo di carne tiepido alla volta.

A fine cottura estraete la carne dalla casseruola e lasciatela raffreddare su un tagliere di legno. Nel frattempo, eliminate le erbe aromatiche e frullate il fondo di cottura. Tagliate a fettine la carne e rimettetela in pentola insieme al suo sugo, scaldandola prima di servirla.

Buon appetito!

 


L'angolo del Sommelier

BAROLO

Chiostro superiore della chiesa di Santa Maria di Castello a Genova
Chiostro superiore della chiesa di Santa Maria di Castello a Genova

Louis Oudart e Paolo Staglieno

Una vulgata diffusa tra Sommelier ed esperti del vino attribuisce spesso alla Marchesa Giulia Colbert Falletti ed a Camillo Benso Conte di Cavour la

nascita del Barolo, con la consulenza dell’Enologo Francese Luis Oudart. Per i Sommelier francofili diventa la dimostrazione che il Barolo ha origini Francesi. Questa affermazioni deriva da una affermazione di Marescalchi e Dalmasso che, nel loro testo "Storia della vite e del vino in Italia", datano al 1840 l'anno in cui Cavour affida ad Oudart la cura dei vigneti di Grinzane. Ma questa affermazione non ha al momento riscontri storici. Per quello che ci riguarda è possibile affermare che ben più sicuramente Genova ha avuto la sua importanza per la nascita del Barolo, ed il territorio del Gavi in particolare.

Come riportato da Wikipedia che cito di seguito: “Il Nebbiolo viene coltivato nella zona del Barolo da tempo immemorabile, ma è grazie alla caparbietà di Camillo Benso Conte di Cavour e di Giulia Colbert Falletti, ultima marchesa di Barolo, che si cominciò a produrre, a metà dell’Ottocento un vino eccezionalmente ricco ed armonioso, destinato a diventare l’ambasciatore del Piemonte, dei Savoia, nelle corti di tutta Europa." Come ho ricordato anche nell'articolo precedente non esistono evidenze certe dell'intervento di Louis Oudart (1802-1881). Il testo di wikipedia propende invece più per un ruolo per Paolo Francesco Staglieno, che è sicuramente il riferimento per la creazione del Barbaresco, sempre da uve Nebbiolo, e autore del manuale “Istruzione intorno al miglior metodo di fare e conservare i vini in Piemonte”, pubblicato nel 1835. Da notare già qui l'incongruenza delle date, il testo di Staglieno precede di cinque anni il supposto incarico ad Oudart.

Staglieno (1773-1850) , la cui famiglia vantava una storia millenaria nell'area di Genova, inclusa la Corsica, era nato a Voltaggio, nei possedimenti dell'Oltregiogo. fu cadetto nella Milizia Genovese, comandante del Battaglione della Guardia, e dopo le vicende legate al Congresso di Vienna, ufficiale dell'Esercito del Regno di Sardegna, diventando nel 1831 comandante del forte di Bard, sino al 1836. Ritiratosi dalla vita militare fu incaricato da Carlo Alberto delle tenute reali di Pollenzo (1836-1846) e fu anche consulente enologo della tenuta di Grinzane, nominato da Cavour.

Il periodo storico è quello dell'asse Torino-Genova per l'esportazione dei prodotti piemontesi tramite il porto. Occorrevano quindi vini che resistessero il trasporto senza alterarsi. Questo aspetto si ritrova anche nell'attività di Louis Oudart, domiciliato in Piazza Santa Maria di Castello, la cui ditta "Oudart-Bruché" produceva in uno stabilimento a Genova 15-18'000 bottiglie di Champagne, paragonabili ai cru di questa regione, se con uve piemontesi non è specificato. Mentre è specificata l'attività di Oudart stesso in territorio Piemontese a partire dal 1833. Questo è riportato in una lettera inviata al Conte di Castagnetto (1802-1888) nel 1842 da Oudart per la commercializzazione dei propri vini. Louis Oudart, che non è da confondere con l'omonima famiglia produttrice di Champagne, nacque nel 1802 a Vitry-le-Francois, nella Marna a sud di Chalons-en-Champagne, è quindi abbastanza ovvia l'origine delle sue conoscenze sul vino. Purtroppo questa conoscenza non è suffragata da documenti, la città di Vitry andò distrutta durante le guerre mondiali.

Abbiamo quindi due storie parallele che lasciano dubbi per l'attribuzione. Oudart inizia la produzione di vini in Piemonte quando Staglieno è ancora comandante del forte di Bard. Staglieno pubblica nello stesso periodo il suo testo di viticoltura. Le conoscenze che dimostra portano a pensare che si occupasse di viticoltura già da molto tempo.L'anno successivo alla pubblicazione lascia il forte di Bard per le tenute Reali di Pollenzo.

Interessante notare che Oudart e Bruché, cugini, vissuti tra Piazza San Matteo e Piazza di Santa Maria di Castello a Genova, si erano interessati anche alla produzione di un vino spumante "Vin Mousseux Clos de Sante Victoire" nella tenuta di Pollenzo di cui esiste prova dell'etichetta .Da notare per inciso il testo contemporaneo, 1839, di Domenico Milano,"Cenni di enologia teorico- pratica", in cui l'autore propugna l'utilizzazione del Nebbiolo per la produzione di Champagne con vinificazione in bianco. Risulta inoltre che Oudart fosse in contatto con produttori della zona di Bobbio per la produzione, falsificazione o imitazione che fosse, di vini famosi dell'epoca con uve dell'Oltrepò Pavese.

Esistono inoltre prove di corrispondenza per l'utilizzazione delle cantine di Pollenzo e per l'acquisto delle uve, da parte di Oudart, con Cesare Trabucco di Castagnetto, sovrintendente della tenuta reale, nel 1845, periodo in cui Staglieno è ancora responsabile enologo. Come se nella pratica commerciale Staglieno sia stato messo da parte dal sovrintendente che tratta di nascosto con i francesi.

Questa storia potrebbe andare avanti molto a lungo ma quello che sembra emergere è una storia molto più complessa e variegata delle poche note trattabili in questo blog. In sintesi tra gli anni che vanno dal 1830 al 1850 avviene un cambiamento profondo nell'atteggiamento riguardante i vini sia in Piemonte sia in Liguria. Il tentativo di fondo è quello di rendere i vini migliori e più vendibili specialmente in un ambito internazionale a imitazione dei successi della Francia. Contemporaneamente le conoscenze tecniche migliorano indubbiamente ed i risultati arrivano.

Di chi sia la primogenitura è secondario, i documenti ed i testi illuminano sporadicamente uno scenario complesso lasciando numerosi dubbi da entrambe le parti, i protagonisti, principali e secondari restano abbastanza indefiniti. Quello che è evidente è il cambiamento delle procedure e della tecnologia che hanno portato alla nascita di un grande vino, il Barolo.

Per approfondire: Louis Oudart e i vini nobili del Piemonte: storia di un enologo francese, di Anna Riccardi Candiani; A. Marescalchi, G. Dalmasso, Storia della vite e del vino in Italia; Paolo Francesco Staglieno, l'Istruzione intorno al miglior modo di fare e conservare i vini in Piemonte.

 

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 Monferrato Bianco DOC, Zanè, Caricalasino

Azienda Agricola Ghio Roberto, Bosio.

Vino: Zané, Caricalasino

Tipologia: Monferrato Bianco, DOC

Vitigno: Caricalasino 100 %

Gradazione: 13.0 % v/v

Annata: 2015

Affinamento in legno: no

Temperatura di servizio: 8-10 gradi centigradi.

Produttore: Azienda Agricola Ghio Roberto, Vigneti Piemontemare, Bosio (AL)

Il vino si presenta di un colore giallo paglierino lievemente

dorato, il naso è schietto, fine, con sentori balsamici,erbe

aromatiche, poco fruttato, con una nota di sentori resinosi

arborei.

Al gusto è fresco, sapido, acido senza essere

eccessivo, induce salivazione,al retrogusto una nota

gradevole di nocciole, piacevole. La persistenza è buona. Il

vitigno, spesso citato come Barbera Bianco, risulta

classificato a parte rispetto al Barbera Bianco nel Registro

Nazionale, è un recupero di vecchi cloni prodotto in piccole

quantità di cui si sta tentando il rilancio. Secondo i ricercatori del Catalogo Nazionale è un vitigno imparentato con Vermentino, Pigato e con la Favorita d'Alba. I produttori al momento sono pochi, Ghio, l'Azienda Agricola Crussin, l'Azienda Marenco a Strevi. Il Zanè viene coltivato nel comune di Bosio, in posizione scoscesa su terreni del Miocene con arena, sabbie e marne che sfruttano l'influenza del "marino". Le caratteristiche ampelografiche, grappoli giustamente spargoli con buccia spessa, e quelle organolettiche, ne fanno un vitigno da seguire, e con potenzialità interessanti.Per gli abbinamenti è ottimo con le carni bianche, il pesce, il fritto. 

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