Amore al primo sorso

dal produttore a casa tua in pochi click


Nessuno beve vino perché ha sete,

tuttavia un buon vino riscalda il cuore.

 

cit. Mario Tabita




Le nostre promozioni

Vino Birra e Grappa

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Abbinamento in cucina

Brasato al Barbera

INGREDIENTI

-1 kg di polpa di manzo

-1 bottiglia  di vino rosso Barbera 

-2 carote

-1 cipolla

-2 gambi di sedano

-Rosmarino q.b.

-3 foglie di alloro

-3 chiodi di garofano

-Brodo di carne q.b.

-Farina q.b.

-Olio extravergine di oliva q.b.

-Pepe nero q.b.

-Sale q.b.

PREPARAZIONE

Cominciate con il lavare, asciugare e tagliare a pezzi grossi le vostre verdure. Legate le erbe aromatiche con uno spago da cucina per evitare di disperderle durante la cottura. Prendete una capiente casseruola, possibilmente a bordi alti, e coprite il fondo con l’olio extravergine di oliva. Infarinate leggermente il pezzo di carne e fatelo rosolare molto bene su tutti i lati a fiamma vivace.

Aggiungete le verdure, le erbe aromatiche, i chiodi di garofano, aggiustate di sale, pepe e versate tutto il vino Barbera. Mantenete la fiamma a fuoco moderato e lasciate cuocere per circa 2 ore e mezzo, fino a quando la carne sarà ben morbida. Nel caso in cui durante la cottura il sugo si dovesse asciugare troppo, aggiungete poco brodo di carne tiepido alla volta.

A fine cottura estraete la carne dalla casseruola e lasciatela raffreddare su un tagliere di legno. Nel frattempo, eliminate le erbe aromatiche e frullate il fondo di cottura. Tagliate a fettine la carne e rimettetela in pentola insieme al suo sugo, scaldandola prima di servirla.

Buon appetito!

 


L'angolo del Sommelier

CONVIVIO

Pianta di Acacia di Costantinopoli detto anche l'albero della seta
Pianta di Acacia di Costantinopoli detto anche l'albero della seta

Progresso scorsoio

Mi ha colpito recentemente l'intuizione di Andrea Zanzotto, un poeta, sulla nostra situazione ambientale, anche se lui vedeva un significato più ampio nei suoi versi. Siamo con la corda al collo, più energia abbiamo a disposizione, più riusciamo a crescere, più cresciamo più stringiamo

il cappio dei nostri prodotti di scarto che rischiano di soffocarci. Spesso i poeti, e Zanzotto in particolare, sono in grado di sintetizzare sensazioni, sentimenti, realtà, molto meglio di chiunque altro. L'idea di un progresso che in realtà funziona come la corda dell'impiccato è terribilmente

corretta, con tutte le implicazioni che ha, racchiuse in due parole.

In apertura di questo articolo ho lasciato un'immagine che ho già utilizzato su questo blog, una delle mie Albizie in piena fioritura estiva.

Questa pianta è interessante per varie ragioni, non è una pianta autoctona, è una pianta con un apparato radicale molto ampio, proviene storicamente dal vicino oriente, Medio Oriente, infatti uno dei suoi nomi comuni è Acacia di Costantinopoli, essendo stata importata nel 1750 da Filippo degli Albizi, da cui il nome. La pianta si trova nelle zone tropicali di Africa, Asia e Australia. In realtà richiederebbe un terreno più ricco del mio, e con una buona irrigazione estiva, ma si adatta benissimo al mio terreno argilloso e terribilmente secco in estate. Non è adatta ad un clima eccessivamente freddo in inverno ma resiste bene se

mantenuta più asciutta nel periodo estivo, inoltre è leggermente invasiva, può generare altre piante spontaneamente. In altre parole è molto rustica e resiste bene anche all'inquinamento. Personalmente l'ho scelta, e ne sto mettendo altre perché sto cercando di mantenere il più possibile piante che richiedano un intervento minimo da parte mia. Essendo localizzate sulla cima di una collina le piante ricevono soltanto l'acqua piovana a parte eventuali miei interventi con l'acqua del pozzo. Ovviamente è possibile, con misure opportune, coltivare qualsiasi pianta in ogni ambiente. Quello che cambia, da pianta a pianta, è la quantità di energia, acqua, luce, temperatura, che occorre fornire per farle sopravvivere. La zona in cui si trova il mio terreno è particolarmente vocata per la coltivazione della vite, questo significa che molte altre piante hanno grosse difficoltà di

sopravvivenza, le viti hanno la possibilità di mandare radici molto in profondità per cercare l'acqua. Per poter cultivare altri tipi di piante sarebbero necessarie cure tali da trasformare l'attività agricola in qualcosa di molto simile ad una serra computerizzata, di questo però discuteremo un'altra volta.

Le ragioni della mia scelta sono legate al fatto che negli ultimi decenni il clima sta cambiando, è un processo al momento non arrestabile, l'introduzione delle macchine, a partire dal 700, con la rivoluzione industriale inglese ha creato un circolo vizioso, che è andato espandendosi sempre di più, è un problema molto difficile da risolvere e siamo in una situazione ormai critica.

La storia inizia appunto nella prima metà del 700, anche se tentativi furono inizialmente realizzati da Denis Papin nel 1679 e da Thomas Savery nel 1698, è con Thomas Newcomen nel 1705 e sopratutto con James Watt nel 1765 che si cominciano ad avere motori a vapore utili ad azionare pompe. Le pompe erano molto importanti nell'Inghilterra del periodo per rimuovere l'acqua

dalle miniere di carbone in primis, ma anche per altri usi. Il progresso successivo è stato molto veloce sia per l'industria estrattiva, sia per i trasporti. Per dare un'idea le macchine iniziali di Savery riuscivano a pompare acqua dalle miniere di carbone ad una altezza di circa 8 metri, ma già con i primi modelli di Newcomen si raggiungevano i 45 metri e la macchina era in grado, nel 1711, di sostituire il lavoro fatto da 500 cavalli e dai loro addetti per trasportare l'acqua fuori dalle miniere. Questo fatto, unito ad una crisi dell'approvvigionamento della biada, creò un circolo virtuoso (vizioso?) in cui aumentava la produzione del carbone, utile per alimentare le macchine. Nel giro di una ventina di anni la potenza aumentò ed aumentò la loro utilizzazione al posto di mulini ad acqua, uomini ed animali per la produzione della forza lavoro. Come sia continuata questa storia è noto, motore a scoppio, motore elettrico, motore a reazione, poco più di un secolo.

Partita la Rivoluzione Industriale, sono iniziati i problemi di inquinamento, di generazione eccessiva di anidride carbonica nell'atmosfera, di surriscaldamento, ma questa è solo una parte della storia. L'altra metà collegata è l'aumento della popolazione, già nel 1798 Thomas R. Malthus nel suo saggio An essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society" (Un saggio sul principio della popolazione e su come influenzi il futuro miglioramento della società), metteva in guardia in merito al problema del possibile aumento della popolazione e dei suoi effetti. L'influenza di Malthus (1766-1834), un economista, è stata ampia sia sugli economisti del suo periodo sia sui successivi, ed ha avuto anche un'influenza in ambito scientifico dove la sua analisi matematica è stata ampliata da altri nei periodi storici successivi con studi anche dettagliati sulle dinamiche di popolazioni sia animali sia per l'uomo. Per quanto riguarda l'inquinamento il primo di cui ho notizia che abbia puntualizzato i rischi legati all'aumento di anidride carbonica nell'atmosfera è stato Svante Arrhenius (1859-1927), premio Nobel per la Chimica nel 1903. Il suo lavoro, pubblicato nel 1895, basato anche sui lavori di altri scienziati del periodo tra cui John Tyndall (1820-1893) discute dell'effetto dei gas sulla temperatura della terra. Le previsioni di Arrhenius, basate sui dati di allora, supponevano un aumento dell'anidride carbonica molto più lento di quello che si è poi verificato nei decenni a seguire.

Quale è la situazione attuale ? Molto in sintesi: le ppm (parti per milione) di anidride carbonica nell'atmosfera sono al momento circa 415 e la popolazione mondiale è 7.69 miliardi di persone. I dati che abbiamo, ottenuti con i carotaggi dei ghiacciai e altri mezzi, indicano una concentrazione di CO2 nell'atmosfera massima, almeno nell'ultimo milione di anni, di 300 ppm.

All'inizio dell'800 avevamo una popolazione di meno di un miliardo di individui, con una quantità di CO2 di 230 ppm circa nel periodo pre-industriale. Ossia la CO2 è quasi raddoppiata e la popolazione mondiale e diventata 7 volte più numerosa. La nostra situazione ricorda quella dei lieviti nel mosto, più zucchero troviamo più ne consumiamo, più alcool produciamo, fino a morirne, che è quello che succede sempre nella fermentazione. Ma riusciamo a reagire a questa situazione in maniera razionale ? Apparentemente non molto, o meglio, gli scienziati hanno messo in evidenza il pericolo sin dagli anni 70-80 e s potevano implementare politiche adatte sin da allora per limitare l'impatto della antropizzazione ma poco o nulla è stato fatto e cominciamo a vederne ormai gli effetti.

Uno degli effetti secondari del riscaldamento globale è lo stress indotto dalle ondate di calore sulla produzione vinicola. negli ultimi decenni si è assistito ad un innalzamento del grado zuccherino delle uve portate a maturazione. Questo fatto ha aumentato nei nostri territori la gradazione dei vini ottenuti dopo la fermentazioni, siamo al punto in cui ormai in alcune annate il

contenuto zuccherino genera prodotti che hanno un contenuto in alcool di 16-17 gradi. E' già successo in anni recenti con la Barbera, ed in genere le gradazioni si sono alzate in maniera generalizzata.

Se il problema persiste arriveremo al punto in cui i vini rimarranno con un residuodolce ineliminabile.

Recentemente è stato pubblicato un lavoro sulla rivista Frontiers in Microbiology in cui, un gruppo di ricercatori dell'Università di Ancona e dell'Università della Rioja in Spagna, hanno studiato varie specie di lieviti, non Saccharomyces, con un rendimento metabolico in alcool più basso rispetto ai lieviti classici, cervisiae e bayanus. Utilizzando questi lieviti, o misture di questi con dei

lieviti classici, si pensa di poter abbassare il grado alcolico dei vini se questi hanno un contenuto zuccherino iniziale troppo alto. Si cerca quindi di tamponare l'effetto del clima con un artificio tecnico opportuno a posteriori.

In maniera simile si sta lavorando in molti laboratori e vivai per la produzione di piante, selezionate con tecniche differenti, in grado di resistere al meglio alle condizioni imposte dai cambiamenti climatici, sia nei termini di resistenza alle malattie sia di resistenza al clima. In questo ambito un intervento abbastanza immediato e relativamente semplice è l'utilizzazione di portainnesti più resistenti alla siccità.

Ovviamente interessanti questi approcci sono però per altro una follia, sarebbe necessario cercare di rallentare il riscaldamento

globale piuttosto, ma questo è un problema che non è locale, coinvolge il controllo delle emissioni a livello mondiale. Inoltre l'impatto del riscaldamento è differente per i diversi paesi, il riscaldamento che tende a bruciare i nostri prodotti risulta benefico in altri paesi, ormai si produce vino in Inghilterra, trovare un accordo generalizzato diventa quindi molto difficile.

Una soluzione, o la possibilità di una soluzione, è quella proposta da William Nordhaus, premio Nobel per l'Economia nel 2018, e sarebbe l'istituzione di un sistema di tassazione della produzione di CO2 in modo da rendere sempre più caro l'utilizzo di energia inquinante, ma la strada da fare è molto lunga e purtroppo il tempo che abbiamo a disposizione troppo poco.

 

 

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